Scoprire il mondo in sella a una bicicletta: la storia di Obes Grandini, ciclo-viaggiatore

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Operaio agricolo, una vita sui pedali arrivando fino al Borneo. Pronto a ripartire, una volta archiviata la pandemia
“È andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un Paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai un ricordo tanto accurato del Paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta”. 
Forse molti appassionati delle due ruote hanno letto questo passaggio di Ernest Hemingway.  Forse l’ha letto Obes Grandini prima di fare la sua scelta di viaggiare per il mondo in bici. Nato nel 1952 a Medelana di Ferrara, operaio agricolo e ciclo-viaggiatore. Tuttora alla scoperta di mondi: orizzonti che torneranno ad essere senza confini, una volta archiviata la pandemia. Nel 1980 acquistò una bicicletta, l’attrezzò con due portapacchi, la caricò di poche cose e partì verso l’Irlanda. Fu il primo viaggio. “Un cambiamento completo con la mia vita precedente, anche se avevo fatto viaggi con la Due Cavalli - spiega - La bici mi ha insegnato a vedere il mondo in modo più reale e calmo. Ho maturato un rapporto più forte con la natura”. Dal primo viaggio solitario alla scoperta di culture nuove: dall’Alaska al Sudamerica, India, Africa, Australia. Il traffico nelle città del mondo dal suo punto di vista? “Dovunque mi capita di percorrere strade urbane, il traffico è soffocante. Un esempio positivo è Vancouver, in Canada. Ma il ciclista in generale resta sempre un bersaglio facile per il mezzo a motore. Sono un po’ scettico anche sulle bici elettriche, ma capisco l’utilità”. Il viaggio più bello e quello più pericoloso? “In ogni viaggio ci sono stati momenti affascinanti e difficili. Il contatto con gli animali quando si dorme in tenda può determinare condizioni di pericolo, in Africa, in Amazzonia o in Alaska. Serpenti, ghepardi, orsi”. Ha una bici moderna? “È del 1987. Robusta, forse un po’ pesante, ma ci sono affezionato”. Sempre alla ricerca di nuove mete, senza mai percorsi prestabiliti. “Il viaggio nasce da un’ispirazione. Lo scorso anno pensavo che il prossimo sarebbe stato nell’America del Sud: si arriva in aereo, ma quando si tocca terra, si pedala per mesi. Come è stato in Canada per 6 mesi. O nel mio ultimo viaggio di 13 mesi: Australia, Nuova Zelanda e Borneo”. Progetti e ricordi, in attesa di ritrovare le strade del mondo.
 
(foto lifeintravel.it)
 
Articolo pubblicato sulla freepress di Trasporti & Mobilità del 16 marzo 2020.