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L’Italia deve accrescere gli investimenti su piste ciclabili e bici

Schede primarie

Per colmare il gap con altre città dell’Ue servono 3,2 miliardi

In Italia occorre investire più risorse per rendere ancor più dilagante l’acquisto delle bici, sia tradizionali che a pedalata assistita e per le piste ciclabili. Naturalmente è, e probabilmente lo resterà, soprattutto nella grandi città come Roma, la prevalenza delle vendite di automobili. Lo scrivono le ong Clean Cities, Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), Kyoto Club e Legambiente, nel dossier “L’Italia non è un paese per bici”. L’Italia - si legge in una nota congiunta delle 3 associazioni - investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bici: 98 miliardi di euro per il settore automotive e le infrastrutture stradali, contro poco più di 1 miliardo per bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. A ciò si aggiungono i tagli sulle accise ed altri sussidi che a livello ambientale risultano dannosi e ci allontanano dall’obiettivo del dimezzamento delle emissioni nocive entro il 2035 e dalla neutralità climatica che gli accordi di Parigi fissano come limite temporale al 2050. Per riequilibrare la situazione e colmare il gap di investimenti rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea sarebbero necessari 3,2 miliardi di euro in sette anni, 500 milioni all’anno. Uno sforzo senz’altro alla portata del Paese. Purtroppo - prosegue le nota - l’Italia, sul piano della ciclabilità, è il fanalino di coda in Europa. Le città italiane hanno una media, secondo i dati Istat, di 2,8 km di ciclabili per 10.000 abitanti, con grandi disparità territoriali: da zero km in molti capoluoghi del Centro-Sud, ai 12-15 km di Modena, Ferrara, Reggio Emilia. Confrontando i dati italiani con quelli di altre città europee emerge il seguente quadro. Ad Helsinki siamo a 20 km per 10mila abitanti, ad Amsterdam a 14 km, a Copenaghen 8 km. Per colmare il gap con il resto d’Europa, alle città italiane servono 16mila km di ciclabili in più rispetto al 2020, per un totale di 21mila km al 2030. Di conseguenza - concludono le associazioni ambientaliste e ciclistiche - la priorità è quella di integrare con le risorse aggiuntive necessarie il Piano Generale della Mobilità Ciclistica.

A cura della redazione giornalistica di Roma Servizi per la Mobilità

Contenuto originariamente pubblicato su Trasport&Mobilità - Reg. Trib. Roma n. 163 del 24/4/2001 - Redazione: piazzale degli Archivi 40 - 00144 Roma

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