Il Marc’Aurelio trasformato in un involontario guardiamacchine dalla posa equestre. A disciplinare, si fa per dire, il via vai delle auto parcheggiate su piazza del Campidoglio. Un’immagine che, guardata oggi, sembra appartenere all’irrealtà. Magari creata da un’intelligenza artificiale. Invece nella Roma del secolo scorso, almeno fino ai tardi anni Settanta, succedeva davvero.
E, cosa ancora più sorprendente se vista con gli “occhiali” di oggi, pochi, anzi pochissimi, gridavano allo scandalo. La mostra fotografica “Roma che cambia, la città possibile” (visitabile, con ingresso libero, fino al 30 ottobre, nell’ex mattatoio di Testaccio (rimessini B12) in piazza Orazio Giustiniani 4, dalle 9,30 alle 17,30) è una suggestiva macchina (in questo caso non inquinante) del tempo.
Che porta in una dimensione sconosciuta ai più giovani. Ma che appare ormai surreale anche a chi ha qualche anno in più e di quelle scene ha fatto parte. Perché la sostenibilità e la vivibilità degli spazi sono conquiste lunghe. Talvolta ardimentose. Ma una volta raggiunte sono irreversibili.
Chi potrebbe mai immaginare oggi, pur avendolo fatto in gioventù, di parcheggiare l’auto in piazza del Popolo (dove le auto sostavano su entrambi gli emicicli e imprigionavano l’obelisco) e in piazza Colonna?
Eppure due delle tante istantanee esposte, risalenti agli anni ’60/’70, descrivono una selva inestricabile di lamiere a circondare i monumenti. Stessa cosa per luoghi iconici come piazzale Flaminio, piazza del Gesù (un tempo simbolo della politica e assalita dalle macchine) o piazza Pia, oggi divenuta pedonale, e piazza San Silvestro (che le foto ci restituiscono nella versione mega capolinea di bus e parcheggio taxi che ha avuto per decenni).
Nel viaggio a ritroso in un’epoca in cui non esistevano limiti alla circolazione, e quindi all’assedio, delle auto colpisce più di tutto un elemento: l’assenza di spazio e di verde. Fa impressione vedere gli stessi luoghi dove oggi siamo abituati a passeggiare ridotti a mera area di stazionamento.
E’ difficile pensare una piazza Barberini con le vetture attorno alla fontana del Tritone. In un groviglio dove era impossibile immaginare come facesse a liberarsi la macchina costretta a uscire prima delle altre. Eppure nel 1968 succedeva esattamente questo.
Cosi come nel 1966, in piazza di Pietra, oggi uno dei più suggestivi salotti cittadini in cui romani e turisti amano sorseggiare aperitivi al tramonto, gli stalli di parcheggio arrivavano a lambire le colonne del Tempio di Adriano. Forse ancora più impressione suscita l’immagine di piazza di Spagna e via Condotti percorse dalle (tante) auto, scattata nello stesso anno. Quando la Ztl del Tridente, come le altre, era ben lungi dall’essere adottata.
Ma sul finire degli anni Sessanta nemmeno la fontana di Trevi si salvava dall’assedio di lamiera. Anche in questo caso – e l’immagine appare ancora più incredibile se si pensa all’attenzione che si ha oggi per la tutela dei monumenti – le auto percorrevano piazza di Trevi. E, cosa ancora più incredibile, potevano sostarci. Esattamente come in piazza Navona. Dove una fila di stalli, regolamentati da tanto di striscia bianca, costeggiava l’intero perimetro. Pure in questo caso la Ztl era ancora un miraggio.
Quello in cui ci si immerge nell’area dell’ex mattatoio di Testaccio (posto altrettanto carico di storia) è un mondo che non esiste più non soltanto per il fisiologico trascorrere del tempo.
E’ scomparso dal comune modo di pensare e sentire. Segno evidente del progresso culturale portato dalle regole introdotte gradualmente e dalle nuove infrastrutture, in primis le metropolitane, che sono via via arrivate. Un processo che peraltro non si è fermato. Perché con l’apertura della stazione Venezia della metro C, tanto per citare un altro luogo che passerà da “rotatoria” a spazio vivibile e fruibile, tra qualche anno la piazza sarà pienamente restituita alla città. E, come nel caso di altri monumenti, le immagini delle auto che sfrecciano sotto all’Altare della Patria sembreranno medioevo.
La mostra, inaugurata a metà settembre durante la Settimana Europea della Mobilità, resterà aperta fino al termine di questo mese. Ed ha già attirato molti visitatori. Un luogo iconico dove passato e futuro si intrecciano.
