Una “Carta della mobilità delle donne”. E, al contempo, la prosecuzione del lavoro avviato per mettere a fattor comune le esperienze di valorizzazione delle professionalità femminili maturate nelle diverse aziende che operano, a livello nazionale, nel settore dei trasporti.
Donne e mobilità. Dopo il convegno dello scorso gennaio a Bologna, un nuovo momento di confronto ha visto protagonista la Capitale, con Roma Servizi per la Mobilità, in dialogo questa volta con Milano (qui il materiale completo) e in particolare con i rappresentanti di Amat, l’Agenzia meneghina per la mobilità, l’ambiente e il territorio.
All’evento hanno partecipato la presidente e Ad di Rsm, Anna Donati, e il direttore generale di Amat Valentino Sevino. Per Roma Mobilità, che nel 2024 ha ottenuto la certificazione per la Parità di Genere UNI PdR 125/2022, Sabrina Cornacchia, responsabile della Direzione legale, ha parlato delle iniziative svolte negli ultimi due anni dal comitato nato proprio con l’obiettivo di superare il “gender gap” in tutte le aree dell’azienda.
Cristina Severini, responsabile dello staff Indagini Customer Satisfaction e Segnalazioni sempre di Rsm, ha invece parlato di mobilità di genere e di come le scelte sulle modalità di spostamento differiscano tra donne e uomini. E’ emerso anche nei dati dell’Osservatorio “Audimob” di Isfort (l’Istituto per la formazione e la ricerca nei trasporti): il 34,4 per cento degli spostamenti delle donne è legato alla gestione familiare, contro il 27,1 per cento di quelli degli uomini; le donne mostrano una maggiore propensione alla mobilità sostenibile (34,5 per cento), ricorrendo più spesso al trasporto pubblico (8,5 per cento) e agli spostamenti a piedi (23 per cento) rispetto agli uomini. Resta però marcato il divario nell’accesso al lavoro: solo il 23,1 per cento degli spostamenti femminili è motivato da ragioni professionali, contro il 31 per cento di quelli maschili.
Quindi, come ribadito già durante il convegno di gennaio a Bologna, la mobilità non può più essere considerata un servizio neutro, ma deve essere riconosciuta come uno strumento di democrazia e di parità. Progettare una città che funzioni per le donne, significa progettare una città più sicura e accessibile per tutti: bambini, anziani e per l’intera comunità.