Un foglio di carta piegato che cade per terra. La “pinza” tra pollice e indice che non riesce ad afferrarlo. E’ questa l’immagine più emblematica della sesta mattinata del corso sulla sicurezza stradale organizzato da Roma Servizi per la Mobilità per conto di Roma Capitale.
Stavolta l’iniziativa, rivolta ai ragazzi del terzo e quarto anno delle superiori (ossia a coloro che stanno per raggiungere la fatidica età della patente) è approdata al Tiburtino nelle aule dell’istituto Vespucci. La mattinata è stata introdotta dai saluti della dirigente scolastica, Giulia Orsini, e da quelli di Annarita Leobruni e Concetto Zanghi, rispettivamente vicepresidente e assessore alla Mobilità del IV Municipio.
Ma perché il foglio? È la metafora usata da Matteo Ciccaglioni, istruttore di guida sicura Aci-Sara all’autodromo di Vallelunga. Il pezzo di carta è l’auto che corre, le dita sono i freni. Più si è concentrati più si riesce ad afferrarlo. Se si è distratti la presa fallisce. Alcuni ragazzi si sono messi alla prova. E hanno toccato con mano – letteralmente parlando- gli effetti che la non totale concentrazione produce sul cervello. Anche solo qualche secondo distolto dalla guida, a 50 o, peggio ancora, a 70 km/h, può risultare fatale.
Il messaggio della giornata, del resto, parlava da solo. Mobilità sostenibile e aspetti sociali. Limitare l’utilizzo del mezzo privato produce molteplici effetti benefici: riduce l’inquinamento e gli incidenti. Con tutto ciò che ne consegue.
Tra gli aspetti sociali c’è, ed è primario, quello legato alle persone con disabilità. E importante è stata la testimonianza di Andrea Venuto, in passato disability manager di Roma Capitale. “La mobilità – ha detto – è sostenibile solo quando consente a tutti di partecipare alla vita sociale con autonomia, sicurezza e pari opportunità. Non basta che un percorso esista. Deve potere essere usato davvero”.
Tema dominante della mattinata è stato anche stavolta la distrazione come big-killer delle strade.
Ma cosa la provoca nella mente umana? La spiegazione l’ha data Francesco Stagni, medico anestesista-rianimatore. La parola chiave è dopamina. Ossia la sostanza che si attiva nel cervello davanti a uno stimolo. Il più classico: una notifica sullo smartphone. Lo sguardo che si distoglie dalla strada per andare sullo schermo. Decine di metri percorsi “al buio”. Il solito pericolosissimo copione.
L’altro elemento fondamentale, soprattutto per i più giovani, è la velocità. Correre, oggi come decenni fa, fa figo. Ma è fatale. Da qui l’importanza di misure come il limite a 30km/h nei centri urbani.
Paolo Gandolfi, dirigente del Comune di Reggio Emilia ed esperto di Mobilità sostenibile, lo ha spiegato con chiarezza: andando piano il campo visivo aumenta così come la sicurezza. Gandolfi ha poi fatto ben comprendere l’importanza della comunicazione. Un approccio vero, mostrando negli spot ciò che accade realmente se non ci si muove in sicurezza. Facendo intendere che occorre avere chiaro in mente che la strada è anche dei bambini ovviamente non tenuti a conoscere il Codice della Strada.
La mattinata l’ha chiusa Giorgio Cappiello, manager di Bird, che ha coinvolto i ragazzi con un gioco sullo smartphone: calcolare la distanza casa-scuola e poi la quantità di anidride carbonica risparmiata percorrendola con un monopattino elettrico invece che su un mezzo privato a motore termico. Il risultato ha sorpreso molti ragazzi. La sostenibilità, per loro, non è più una parola vaga.