Promuovere una mobilità rosa più equa significa progettare città più vivibili, sostenibili e sicure per tutti. Il messaggio, corale e condiviso, è stato il filo conduttore del webinar “Donne e Mobilità” promosso da Anci, in collaborazione con Roma Servizi per la Mobilità, Asstra, Federmobilità, Isfort, Sipotra, Tper e TRT.
L’incontro, pensato per condividere le migliori pratiche attuate dai comuni e frutto dell’esperienza locale sul tema mobilità anche in chiave femminile, è stato anche l’occasione per illustrare la “Carta della mobilità delle donne” e per fornire nuovi elementi in tema di servizi innovativi, sicurezza dello spazio urbano, accessibilità e inclusione. Obiettivi che non hanno differenze di genere. Perché come ha sottolineato la presidente e amministratrice delegata di Rsm Anna Donati, pensare alle esigenze femminili non significa avere una visione parziale o di parte ma occuparsi di tutta la popolazione, promuovere delle azioni che possono tradursi in valori e benefici universali. Per questo, ha detto, c’è la necessità di fare rete, far circolare esperienze in corso nelle diverse aziende ed estenderle a tutte le realtà locali.
Ma la pianificazione dei servizi deve partire comunque dai dati. Perché è dall’analisi delle differenti modalità di spostamento che le amministrazioni possono rispondere in modo più efficace alle esigenze di mobilità dei cittadini.
E i numeri, illustrati nel corso dell’incontro da Carlo Carminucci dell’Isfort, raccontano che le donne vivono e utilizzano la città in modo diverso dagli uomini: quasi un terzo degli spostamenti rosa (il 34%) è legato alla cura familiare, una quota nettamente superiore rispetto a quella maschile.
Questa caratteristica incide sulla struttura stessa dei percorsi quotidiani: non più tragitti lineari casa-lavoro, ma una sequenza di tappe brevi e ravvicinate, spesso urbane, che combinano obblighi professionali, esigenze dei figli, necessità legate alla gestione della casa e momenti di socialità. In questo mosaico di movimenti, le donne camminano di più e usano più frequentemente mezzi pubblici, mentre ricorrono meno ai veicoli privati o ai servizi di sharing mobility, spesso percepiti come meno sicuri o meno accessibili.
Dati che richiedono una riflessione nuova e strumenti adeguati per progettare servizi, infrastrutture e politiche che rispecchino davvero la complessità della vita quotidiana delle persone. Ed è proprio da queste riflessioni che nasce la “Carta della mobilità delle donne”.
Un documento, illustrato nei dettagli da Patrizia Malgieri della società TRT, che propone anche una serie di linee guida che possono orientare il lavoro delle amministrazioni e delle aziende: dalla necessità di raccogliere dati disaggregati per genere alla definizione di criteri urbanistici che rendano lo spazio pubblico più sicuro e accogliente; dall’introduzione di servizi di trasporto più flessibili e adatti alle esigenze di cura, alle opportunità dei sistemi MaaS (Mobility as a Service – Mobilità come servizio) con funzioni integrate di sicurezza; fino alle politiche di formazione e promozione delle carriere femminili nel settore dei trasporti.
Un tema quest’ultimo sul quale si è soffermata Alessia Nicotera dell’Asstra sottolineando la necessità di avviare un tavolo di confronto tra soggetti istituzionali, aziende e associazioni di settore.
Al webinar hanno partecipato anche Tiziana Campisi, dell’Università Kore di Enna; Beatrice Verzè, consigliera comunale di Verona; Chiara Foglietta, assessora alla Mobilità di Torino; Alberto Marescotti del Comune di Padova e Carla Gerbeaudi, mobility manager del Comune di Genova.
Da ricordare che Roma Servizi per la Mobilità ha ottenuto (nel settembre 2024) la certificazione per la parità di genere e si è anche dotata di un comitato guida per la parità di genere.
